Descrizione Progetto

Oggi siamo abituati a vedere coltivazioni di riso, arrivato nei primi del 1800, grazie all’irrigazione, mais e soia, coltivazioni arrivate in epoca più moderna, ma da un documento di metà ‘500 sappiamo precisamente cosa si coltivava nel Siccomario, in che stagioni, e come si consumavano.

Allora il Siccomario era conosciuto per essere il frutteto di Pavia, ma non solo, era diffusissima la vite dalla quale si ricavava  il vino del siccomario,  al principio di estate la lenticchia chiamata erbilio, seguita dalla la fava, vengono poi i  ceci bianchi, rossi e neri, la lenticchia rossa e quella bianca ed il fagiolo.

Dopo il solstizio i famosi meloni, quello bianco chiamato Moscatello e ancora più famoso quello rosso, conosciuto nelle nobili corti di Milano, seguono le zucche estive e  poi quelle autunnali, bianche, gialle e verdognole tendenti al nero,  ed infine l’ultimo raccolto è la rapa terragna.

Da delle ricerche recenti si è potuto ritrovare il seme del melone chiamato Moscatello, coltivazione diffusa sempre nel ‘500 nel Cremonese e Mantovano.

Il ritrovamento e il recupero di questa antica verietà sono opera del Dr. Ettore Amadio dell‟Istituto professionale per l‟Agricoltura “Stanga” di Cremona, che l‟ha reperito a Vicomoscano di Casalmaggiore (CR) presso il Sig. Mauro Albertoni.
Coltivato nella zona di Mantova e Cremona se ne hanno traccie fin dal ‘500, dove veniva consumato alla corte dei Gonzaga e appare in numerosi arazzi e in maniera molto verosimile in un quadro del Caravaggio (Natura morta con frutta su lastra di pietra ca 1603, foto 2).